La separazione delle conoscenze

«Per guidare la costruzione del cyberspazio, per aiutare la scelta tra i diversi orientamenti possibili, anzi per immaginarne di nuovi, proponiamo un criterio di scelta etico-politico, una visione organizzatrice. Dovranno essere incoraggiati i dispositivi che contribuiscono alla produzione di un’intelligenza o di un’immaginazione collettiva.
In materia di creazione e gestione dei segni, di trasmissione delle conoscenze, di strutturazione degli spazi di vita e di pensiero, la migliore propedeutica si colloca senza dubbio dalla parte della letteratura, dell’arte, della filosofia, della cultura alta in genere. La barbarie nascerebbe -nasce già- dalla separazione: contrariamente a quanto credono, i tecnici hanno molto da imparare dagli umanisti. Simmetricamente, le persone di cultura devono fare lo sforzo di impadronirsi dei nuovi strumenti, poiché essi ridefiniscono il lavoro dell’intelligenza e della sensazione. In mancanza di un simile incontro, otterremmo, in fin dei conti, solo una tecnica vuota e una cultura morta.
»

Pierre Levy, L’intelligenza collettiva

La separazione delle conoscenze

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