L’altro è qualcuno che sa

«Poniamo esplicitamente, apertamente e pubblicamente l’apprendimento reciproco come mediazione dei rapporti tra gli uomini. Le identità diventano allora identità di sapere. Le conseguenze etiche di questo nuovo assetto della soggettività sono immense: chi è l’altro? È qualcuno che sa. E sa cose che io non conosco. L’altro non è più un’entità spaventosa e minacciosa: come me, ignora molte cose e padroneggia alcune conoscenze. Ma poiché i rispettivi ambiti di inesperienza non coincidono, egli rappresenta una possibile fonte di arricchimento per la mia conoscenza. Può aumentare le potenzialità del mio essere quanto più è diverso da me. Io potrei associare le mie competenze con le sue in modo tale da far meglio insieme che separatamente.
Ma la trasparenza non sarà mai totale, e non deve esserlo. Il sapere dell’altro non può ridursi a una somma di risultati o di dati. Ecco perchè, anche se devo informarmi e dialogare, anche se posso imparare dall’altro, io non saprò mai tutto ciò che egli sa.
»

Pierre Levy, L’intelligenza collettiva
L’altro è qualcuno che sa

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