Arrivata l’estate, e il caldo, sembra ci sia sempre bisogno di qualche nuova moda. Ora sembra essere il momento di btrfs.
Ottimo articolo di vaurora su LWN, subito slashdottato, cui seguono una marea di articoli, tweet e segnalazioni; how-to a volontà, e pure Marco Bellumori sul planet italiano. Nonostante tutto, io ci andrei coi piedi di piombo.
Capiamoci: adoro btrfs. Seguo da diverso tempo il progetto ed effettivamente non mi azzarderei ad usarlo per niente altro rispetto a quello che viene consigliato: testing e benchmarking. E no, convertirci la root della propria workstation non mi sembra un grande idea, nemmeno se lo fa Linus in persona (per poi toccare con mano il risultato).
Attualmente a btrfs manca ancora molto per essere un filesystem anche solo lontanamente utilizzabile e per soddisfare tutte le promesse che (l’ottima) progettazione lascia intendere (ENOSPC, gestione degli snapshot, un RAID meno incasinato per citarne alcuni). Per non parlare della parte userland, che oserei definire ancora parecchio abbozzata. Non posso quindi che mettere in guardia gli utenti/smanettoni/saccenti dell’ultima ora e nel contempo invitare chi ha voglia di mettere mano al codice a dare un’occhiata e perdere qualche ora sopra a questo preogetto, a mio parere molto promettente. Per conto mio, continuo a studiarmi il design e sistemare piccoli buchi di volta in volta.
Ah, se nonostante tutto siete riusciti a incasinare la vostra installazione, qui ci sono dei dischi live che vi potrebbero tornare utili per recuperare i dati.
