Il bar sotto il mare

«Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono

Stefano BenniIl bar sotto il mare, incipit

L’incoscienza

«Borbottando in silenzio i nomi dei ragazzi, mi sentii come una vecchia che borbotta preghiere. Sorridevo tra me. Rivedevo le facce. Ne erano morti stanotte? La loro allegria l’indomani di un bombardamento – la vacanza prevista, la novità, il disordine – somigliava al mio piacere di sfuggire ogni sera agli allarmi, di ritrovarmi nella stanza fredda, di stendermi nel letto al sicuro. Potevo sorridere della loro incoscienza? Tutti avevamo un’incoscienza in questa guerra, per tutti noi quei casi paurosi si erano fatti banali, quotidiani, spiacevoli. Chi poi li prendeva sul serio e diceva – È la guerra, – costui era peggio, era un illuso o un minorato.»

C. PaveseLa casa in collina

Un altro anno di Pisanu

«Chi non sa agisce, chi sa parla (ma evidentemente nessuno lo ascolta)»

Cut-throat savings – Tagli alle università

Giusto un post veloce veloce per segnalare l’ultimo editoriale di Nature sulla ricerca italiana. Disponibile anche l’originale in versione pdf.

Maturità 2007 e statistiche

Quasi due anni fa ero dietro i banchi di scuola, in prossimità della maturità scientifica, e guardavo con interesse alle statistiche della maturità 2006. Fast-forward fino a oggi: il liceo non c’è più, la maturità è finita da un pezzo e le giornate di sole e mare sono solo un lontano ricordo; quel che non cambia, però, è la curiosità verso le statistiche della maturità appena finita (con un certo senso di smarrimento, pensando che tra quei numeri ci sono pure io).

Non conosco la data precisa della pubblicazione, ma il ministero ha messo online sul suo portale le statistiche aggiornate, corredate di grafici e riassunti, in un gradevole pdf. Come sempre emergono dati quantomeno “interessanti”, tra i quali noto:

  • Più di un terzo dei ragazzi che ottengono la licenzia media riportano la votazione minima (“sufficiente”)
  • Il 44% degli studenti italiani, di ogni scuola, si trascina dietro il debito di matematica (con punte del 51% nei licei scientifici)
  • Il Sud conferma avere anche quest’anno la più alta percentuale di diplomati, nonchè la maggior densità di eccellenze e il maggior numero di candidati esterni (promossi)
  • Le isole segnano un molto strano 20% di bocciati, contro il 13% della media nazionale
  • Il numero di debitori sembra diminuire pressochè linearmente man mano che si avanza negli anni di corso

Vi lascio inoltre a leggere le prime due pagine di sintesi dei dati da parte dell’osservatorio del ministero, che creano già un quadro abbastanza chiaro ed oggettivo della situazione scolastica italiana.

P.S. per chi fosse interessato, consiglio di incrociare le statistiche qui sopra con il documento sulla dispersione scolastica relativa al 2007, già più pesante da digerire. Non mi sono dilungato troppo nella lettura e nell’analisi anche di questi dati, ma mi è tuttavvia balzato agli occhi come Imperia sia la provincia della Liguria col più alto numero di bocciati e di ragazzi che abbandonano gli studi per ogni anno di corso!

La separazione delle conoscenze

«Per guidare la costruzione del cyberspazio, per aiutare la scelta tra i diversi orientamenti possibili, anzi per immaginarne di nuovi, proponiamo un criterio di scelta etico-politico, una visione organizzatrice. Dovranno essere incoraggiati i dispositivi che contribuiscono alla produzione di un’intelligenza o di un’immaginazione collettiva.
In materia di creazione e gestione dei segni, di trasmissione delle conoscenze, di strutturazione degli spazi di vita e di pensiero, la migliore propedeutica si colloca senza dubbio dalla parte della letteratura, dell’arte, della filosofia, della cultura alta in genere. La barbarie nascerebbe -nasce già- dalla separazione: contrariamente a quanto credono, i tecnici hanno molto da imparare dagli umanisti. Simmetricamente, le persone di cultura devono fare lo sforzo di impadronirsi dei nuovi strumenti, poiché essi ridefiniscono il lavoro dell’intelligenza e della sensazione. In mancanza di un simile incontro, otterremmo, in fin dei conti, solo una tecnica vuota e una cultura morta.
»

Pierre Levy, L’intelligenza collettiva

L’informazione torrentizia

«Le forme di governo attualmente in uso si sono stabilizzate in un’epoca in cui i cambiamenti tecnici, economici e sociali erano molto meno rapidi di oggi.
Le procedure di decisione e valutazione attualmente in uso sono state pensate per un mondo relativamente stabile e all’interno di una ecologia della comunicazione semplice. Oggi, ormai, l’informazione è di natura torrentizia o oceanica. Lo scarto tra il flusso diluviale dei messaggi e le forme tradizionali di decisione e orientamento si fa sempre più ampio.
»

Pierre Levy, L’intelligenza collettiva

Il trittico infernale

«Notiamo innanzitutto che sono proprio i governi attuali, cioè i rappresentanti eletti, ad adeguarsi al tempo breve e frammentato dei media. L’assenza di visione e di politica a lungo termine proviene dalla combinazione di rappresentatività (forma politica molare) e televisione (dispositivo di comunicazione). Il sistema è tale che i rappresentanti puntano solo a farsi rieleggere utilizzando, a questo fine, i media che li sottomettono alla propria istantaneità, alla propria assenza di memoria e di progetto. La politica-spettacolo personalizza spaventosamente le promesse, affascina i cittadini, li atomizza, li massifica, non offre loro alcune presa sugli affari della città. Bisogna dunque distinguere in modo molto netto la democrazia in tempo reale, che potrà dispiegarsi nel cyberspazio, e la politica mediatica che si basa sul trittico infernale televisione/sondaggi/elezioni. La democrazia in tempo reale non ha nulla a che vedere con la trasmissione televisiva seguita dal voto attraverso videotel.»

  Pierre Levy, L’intelligenza collettiva

Democrazia rappresentativa e democrazia diretta

«Non possiamo basarci sull’esperienza storica o sulla tradizione per fronteggiare problemi che non hanno precedenti. La filosofia politica non può aver già verificato e discusso la democrazia diretta in tempo reale nel cyberspazio perché la sua possibilità tecnica si è presentata solo dopo la metà degli anni ottanta. La democrazia ateniese riuniva alcune migliaia di cittadini che incontravano e discutevano insieme in un luogo pubblico nel quale potevano recarsi a piedi. Quando sono nate le democrazie moderne, alcuni milioni di cittadini erano dispersi su un territorio esteso. Fu dunque praticamente impossibile far viverre una democrazia diretta su vasta scala. La democrazia rappresentativa può essere considerata come una soluzione tecnica alla difficoltà di coordinamento. Ma nel momento in cui si presentano soluzioni tecniche migliori, non c’è alcuna ragione per non prenderle seriamente in considerazione. I regimi pluralisti e parlamentari classici sono certamente preferibili alle dittature e il suffragio universale è sicuramente superiore al suffragio censitario. Tuttavia non bisogna feticizzare alcune procedure socio-tecniche particolari. L’ideale della democrazia non è l’elezione dei rappresentanti, ma la partecipazione del popolo alla vita della città. Il voto classico non è che uno strumento. Perché non immaginarne altri, basati sull’uso delle tecniche contemporanee, che permettano una partecipazione dei cittadini qualitativamente superiore a quella assicurata dallo spoglio delle schede depositate nelle urne?»

 Pierre Levy, L’intelligenza collettiva

L’elemento relazionale

«Al di là delle loro diversità, le professioni contemporanee hanno quasi tutte in comune certe attività di cooperazione, relazione, formazione e apprendimento permanente. Gli industriali producono oggetti? Certo, ma passano la maggior parte del tempo ad ascoltare i propri clienti, a negoziare con loro, a informarli, a stabilire accordi di produzione, a rinnovare le proprie competenze… Le infermiere e i medici curano i corpi? Senz’altro. Ma l’elemento relazionale ha un’importanza sempre crescente. Si guarisce meglio in ospedali umanizzati, in cui i malati vengono considerati come persone. Si curano più efficacemente i pazienti introducendoli alla dietetica, all’igiene, al riconoscimento preciso dei sintomi, all’autonomia sanitaria in generale.
La produzione antropica del futuro si basa su due elementi indissolubili: la cultura delle qualità umane – di cui fanno parte, com’è noto, le competenze – e l’edificazione di una società vivibile.
»

Pierre Levy, L’intelligenza collettiva

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