«Pure l’età digitale dunque, ha i suoi peccati [...]. Non mancano, tuttavia, le virtù, prima fra tutte l’opportunità grandissima di dar voce ad un numero sempre più largo di soggetti individuali e collettivi, di produrre e condividere la conoscenza, sì che ormai molti ritengono che la definizione che meglio descrive il nostro presente, e un futuro sempre più vicino, sia proprio quello di “società della conoscenza” [...]. Di fronte ad una realtà complessa, nella quale convivono società della conoscenza e società del rischio, i parlamenti non sono chiamati a scegliere tra bene e male. Devono ribadire la loro storica funzione di custodi della libertà e dell’eguaglianza.
Non sono riferimenti retorici. La tecnologia è prodiga di promesse. [...] Ma se guardiamo al mondo reale, alle tendenze in atto, rischiamo di incontrare sempre più spesso un uso delle tecnologie che rende capillare e continuo il controllo dei cittadini. A queste tendenze bisogna reagire non solo per sfuggire ad una sorta di schizofrenia istituzionale che spinge verso la costruzione di un mondo diviso tra le speranze di libertà e l’insidie della sorveglianza.»
Stefano Rodotà – Discorso a Montecitorio