Piano di rilascio per Debian Etch 4.0

Luk Claes ha annunciato oggi il nuovo tabellino di marcia per il rilascio della prossima Debian 4.0 (nome in codice «Etch»):

  • N-20 = 13 Marzo 2007:

40 bug RC. Il freeze continua; non vengono più accettati cambiamenti
per etch che non riguardino questioni release-critical, al fine di diminuire il
rischio di regressioni e concentrarsi sugli ultimi problemi esistenti.

  • N-14 = 19 Marzo 2007:

20 bug RC. Rilascio dell’Installer RC2. Si invitano gli utenti a provare il
nuovo installer e le migrazioni ad etch già con il supporto di sicurezza, e
riportare eventuali problemi.

  • N-7 = 26 Marzo 2007:

Circa 0 bug RC. Ultimi ritocchi ai pacchetti a seguito delle
utime segnalazioni. Vengono stilate le note di rilascio.

  • N = 2 Aprile 2007:

0 bug RC. Eliminati tutti i problemi sul percorso (anche
quelli eventualmente legati all’installer) si dovrebbe
essere in grado di rilasciare la nuova stable.

Una società di sospetti

«Proprio le tecnologie, con la loro apparente neutralità, hanno rafforzato le spinte verso la creazione di gigantesche raccolte di dati personali. La politica sta delegando alla tecnica la gestione dei più diversi aspetti della società, dimenticando, ad esempio un principio chiaramente indicato nell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In questa norma si ammettono limitazioni dei diritti per diverse finalità, compresa la sicurezza nazionale, a condizione che si tratti di misure compatibili con le caratteristiche di una società democratica. I parlamenti devono esercitare con il massimo rigore questa funzione di controllo, senza deleghe. Solo così possono evitare la trasformazione dei cittadini in sospetti, ed impedire che, con l’argomento della difesa della democrazia, sia proprio la democrazia ad essere perduta

Stefano RodotàDiscorso a Montecitorio

I recinti proprietari della conoscenza

«Internet è il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto, dove si sta realizzando anche una grande redistribuzione di potere. Un luogo dove tutti possono prendere la parola, acquisire conoscenza, produrre idee e non solo informazioni, esercitare il diritto di critica, dialogare, partecipare alla vita comune, e costruire così un mondo diverso di cui tutti possano egualmente dirsi cittadini. Ma tutto questo può diventare più difficile, per non dire impossibile, se la conoscenza viene chiusa in recinti proprietari senza considerare proprio la novità della situazione che abbiamo di fronte e che impone di guardare alla conoscenza come il più importante tra i beni comuni.
La questione dei beni comuni è essenziale. Parole nuove percorrono il mondo – open source, free software, no copyright – dando il senso di un cambiamento d’epoca. Oggi, infatti, il conflitto tra interessi proprietari e interessi collettivi non si svolge soltanto intorno a risorse scarse come l’acqua. Nella dimensione mondiale assistiamo ad una creazione incessante di nuovi beni, la conoscenza prima di tutto, rispetto ai quali la scarsità non è l’effetto di dati naturali, ma di politiche deliberate, di usi impropri del brevetto e del copyright, che stanno determinando un movimento di chiusura simile a quello che in Inghilterra portò alla recinzione delle terre comuni, prima liberamente accessibili.»

Stefano RodotàDiscorso a Montecitorio

Speranze di libertà e insidie di sorveglianza

«Pure l’età digitale dunque, ha i suoi peccati [...]. Non mancano, tuttavia, le virtù, prima fra tutte l’opportunità grandissima di dar voce ad un numero sempre più largo di soggetti individuali e collettivi, di produrre e condividere la conoscenza, sì che ormai molti ritengono che la definizione che meglio descrive il nostro presente, e un futuro sempre più vicino, sia proprio quello di “società della conoscenza” [...]. Di fronte ad una realtà complessa, nella quale convivono società della conoscenza e società del rischio, i parlamenti non sono chiamati a scegliere tra bene e male. Devono ribadire la loro storica funzione di custodi della libertà e dell’eguaglianza.
Non sono riferimenti retorici. La tecnologia è prodiga di promesse. [...] Ma se guardiamo al mondo reale, alle tendenze in atto, rischiamo di incontrare sempre più spesso un uso delle tecnologie che rende capillare e continuo il controllo dei cittadini. A queste tendenze bisogna reagire non solo per sfuggire ad una sorta di schizofrenia istituzionale che spinge verso la costruzione di un mondo diviso tra le speranze di libertà e l’insidie della sorveglianza

Stefano RodotàDiscorso a Montecitorio

Tecnologie di controllo e tecnologie di libertà

«Non siamo di fronte a semplici strumenti tecnici, ma ad una forza potente, la tecnologia nel suo complesso, che sta trasformando in modo radicale la nostra società. Stiamo passando, su scala mondiale, da un equilibrio tecnologico ad un altro. Il primo, grande compito dei parlamenti oggi, è dunque quello di cogliere questo momento, di compiere tempestivamente le scelte intelligenti necessarie perchè l’insieme delle tecnologie si risolva in un rafforzamento complessivo della democrazia.
Sono divenute chiare alcune linee di analisi e di intervento che possono essere così riassunte:

  • evitare che le nuove tecnologie portino ad una concentrazione invece che ad una diffusione del potere sociale e politico;
  • evitare che le nuove tecnologie si consolidino come la forma del populismo del nostro tempo, con un continuo scivolamento verso la democrazia plebiscitaria;
  • evitare che ci si trovi sempre più di fronte a tecnologie del controllo invece che a tecnologie delle libertà;
  • evitare che nuove disuguaglianze si aggiungano a quelle esistenti;
  • evitare che il grande potenziale creativo delle nuove tecnologie porti non ad una diffusione della conoscenza, ma a forme insidiose di privatizzazione.»

Stefano RodotàDiscorso a Montecitorio