Opinioni a confronto

Estratto da “L’organizzatore” – Claude Henri de Saint-Simon

«Supponiamo che all’improvviso la Francia perda i suoi cinquanta migliori fisici, chimici, fisiologi, matematici, poeti, pittori, scultori, musicisti, letterati; i suoi cinquanta migliori meccanici, ingegneri civili e militari, artiglieri, architetti, medici, chirurghi, farmacisti, marinai, orologiai; i suoi cinquanta migliori banchieri, i suoi duecento migliori negozianti, i suoi seicento migliori coltivatori, i suoi cinquanta migliori fabbri ferrai, armaioli, conciatori, tintori, minatori, fabbricanti di panni, di cotoni, di sete, di tele, di chincaglierie, di ceramiche e porcellane, di cristalli e di vetri, i suoi cinquanta migliori armatori, le sue cinquanta migliori agenzie di trasporti, i suoi cinquanta migliori tipografi, incisori, orafi e altri specialisti nella lavorazione dei metalli; i suoi cinquanta migliori muratori, carpentieri, falegnami, maniscalchi, serraturai, coltellinai, fonditori, e le centinaia di altre persone di condizioni diverse, le più abili nelle scienze, nelle belle arti, nelle arti e mestieri che sommati assieme formano i tremila migliori scienziati, artisti e artigiani di Francia.
Poiché questi uomini sono fra tutti i Francesi i produttori più essenziali, coloro che forniscono i prodotti più importanti, coloro che dirigono i lavori più utili alla nazione, e che la rendono produttiva nelle scienze, nelle belle arti, nelle arti e mestieri, costoro costituiscono veramente il fiore della società francese; sono i Francesi più utili al loro paese, al quale procurano maggiori glorie, permettono di avanzare con maggiore rapidità sulla via della civiltà e della prosperità; nel momento stesso in cui dovesse perderli, la nazione diventerebbe un corpo senz’anima; cadrebbe immediatamente in uno stato d’inferiorità nei confronti delle nazioni con le quali oggi rivaleggia, e rimarrebbe loro inferiore sino a che non avesse posto riparo a questa perdita, fino a che una nuova testa non le fosse ricresciuta.
Per rifarsi da una disgrazia simile la Francia avrebbe bisogno per lo meno di una intera generazione, poiché gli individui capaci di distinguersi nei lavori di una utilità positiva sono vere e proprie eccezioni, e la natura non è affatto prodiga di eccezioni, soprattutto poi di questo tipo. Ed ora facciamo un altra ipotesi.
Ammettiamo che la Francia conservi tutti gli uomini di genio che possiede nel campo delle scienze, delle belle arti, delle arti e mestieri, ma abbia la sfortuna di perdere nello stesso giorno, Monsieur il fratello del Re, il duca d’Angouleme, il duca di Berry, il duca d’Orléans, il duca di Borbone, la duchessa d’Angouleme, la duchessa di Berry, la duchessa d’Orléans, la duchessa di Borbone, nonché Madamigella di Condé. E contemporaneamente perda tutti i grandi ufficiali della corona, tutti i ministri di Stato (con o senza portafoglio), tutti i consiglieri di Stato, tutti i dignitari, tutti i suoi marescialli, tutti i suoi cardinali, arcivescovi, vescovi, grandi vicari e canonici, tutti i prefetti, i sottoprefetti, gli impiegati nei ministeri, i giudici, e inoltre i diecimila più ricchi proprietari fra coloro che vivono come i nobili.
Questo fatto affliggerebbe certamente i Francesi che sono gente di buon cuore, incapaci di assistere con indifferenza alla scomparsa improvvisa di un numero così grande di loro compatrioti. Ma questa perdita di tremila personaggi, ritenuti i più importanti dello Stato, procurerebbe loro un dolore di carattere puramente sentimentale, non risultandone infatti alcun danno politico per lo Stato. Per prima cosa, infatti, sarebbe facilissimo occupare i posti divenuti vacanti; molti Francesi sarebbero in grado di esercitare le funzioni del fratello del Re altrettanto bene di Monsieur; molti sarebbero in grado di occupare il posto di principe con altrettanta dignità del duca di Berry, del duca d’Orléans, del duca di Borbone; e molte Francesi sarebbero ottime principesse, né più né meno che la duchessa d’Angouleme, la duchessa di Berry, Madame d’Orléans, di Borbone, di Condé.
Le anticamere del palazzo reale sono piene di cortigiani pronti a occupare i posti di grandi ufficiali della corona; nelle file dell’esercito militano moltissimi ufficiali altrettanto capaci nel comando dei nostri marescialli attuali.
E quanti impiegati valgono i nostri ministri di Stato! Quanti amministratori sono in grado di gestire gli affari dei dipartimenti molto meglio dei prefetti e sottoprefetti oggi in carica!
Quanti avvocati, buoni giuristi come i nostri giudici! Quanti parroci hanno le medesime capacità dei nostri cardinali, arcivescovi, vescovi, grandi vicari, canonici!
Quanto poi ai diecimila proprietari che vivono come i nobili, i loro eredi non avranno certo bisogno di un lungo apprendistato per emularli nell’arte di fare gli onori di casa. Solo i progressi delle scienze, delle belle arti e delle arti e mestieri possono assicurare la prosperità della Francia; ora i prìncipi, i grandi ufficiali della corona, i vescovi, i marescialli di Francia, i prefetti e i proprietari oziosi non lavorano affatto al progresso delle scienze, delle belle arti, delle arti e mestieri; lungi dal contribuirvi non possono che nuocere ad esso, giacché fanno di tutto per prolungare il predominio sinora esercitato dalle teorie congetturali sulle scienze positive; essi nuocciono necessariamente alla prosperità della nazione privando, come stanno facendo, del più alto grado di considerazione che loro compete legittimamente, gli scienziati, gli artisti, gli artigiani; essi vi nuocciono poiché impiegano i loro patrimoni in modi non direttamente utili alle scienze, alle belle arti, alle arti e mestieri; vi nuocciono poiché prelevano ogni anno sulle imposte pagate dalla nazione una somma da tre a quattrocento milioni, sotto forma di stipendi, pensioni, gratifiche, indennità, ecc., a titolo di compenso delle loro attività del tutto inutili alla nazione.»

“Apologo di Agrippa” da Ad Urbe ConditaTito Livio

«Fu dunque deciso di mandare alla plebe come parlamentare Menenio Agrippa, uomo facondo e, poiché da essa proveniva, caro alla plebe. Egli, introdotto nell’accampamento, con quel modo di parlare disadorno ch’era proprio degli antichi, non raccontò, a quanto si tramanda, altro che questo: nel tempo in cui nell’uomo non regnava come ora una perfetta armonia fra tutte le parti, ma ogni membro aveva un suo particolare modo di pensare, un suo particolare modo di esprimersi, si sdegnarono le altre parti che tutto ciò ch’esse si procuravano con la loro attività, con la loro fatica, con la loro funzione andasse a vantaggio del ventre, mentre questo se ne stava tranquillo nel mezzo, e ad altro non pensava che a godersi i piaceri che gli venivano offerti; fecero dunque una congiura, e convennero che le mani non portassero più il cibo alla bocca, che la bocca rifiutasse quello che le veniva offerto, che i denti non masticassero quello che ricevevano. La conseguenza di questa ribellione fu che, mentre si proponevano di domare il ventre con la fame, non soltanto questo, ma insieme con esso anche tutte le membra e tutto il corpo si ridussero a un estremo esaurimento. Risultò quindi evidente che anche il ventre non se ne stava in ozio, ma aveva una sua funzione, e che non era nutrito più di quanto non nutrisse restituendo a tutte le parti del corpo, equamente distribuito per le vene, questo sangue cui dobbiamo la vita e le forze e che si forma con la digestione del cibo. Dimostrando quindi con un paragone quanto la ribellione interna del corpo fosse simile al furore della plebe contro i patrizi, si dice ch’egli riuscisse a piegare l’animo di quella gente.»

Studi umanistici e tecnici

«Se gli uomini persistessero nell’insegnare nient’altro che lingue morte in una comunità in cui ciascuno è spinto a fare vementi discorsi per mantenere o aumentare le proprie fortune, il risultato sarebbe un insieme di cittadini molto erudito, ma anche molto pericoloso. Poichè la loro condizione politica e sociale li porterebbe ogni giorno ad avere un desiderio che, non soddisfabile tramite l’insegnamento tecnico che essi non hanno mai ricevuto, diverrebbe quindi di pericolo per lo stato, nel nome degli antichi ideali Greci e Romani, piuttosto che di arricchimento tramite i meccanismi produttivi.

È evidente che in una comunità democratica l’interesse del singolo così come la sicurezza della comunità richiedono che la maggior parte dei cittadini riceva un’educazione scientifica, commerciale e industriale piuttosto che umanistica. I classici greci e latini non dovrebbero essere insegnati in tutte le scuole; ma è importante che coloro i quali, per fortuna o disposizione naturale, sono destinati a portare avanti il tesoro letterario, possano trovare delle scuole in cui la conoscienza antica sia pienamente raggiungibile e in cui possano essere formati dei completi letterati.»

 Alexis de TocquevilleLa democrazia in America (testo integrale)

È uscito Inkscape 0.45

Annuncio del rilascio di Inkscape 0.45
http://www.inkscape.org
Disegna in Libertà.

inkscape_0_45_splash_screen_by_molumen.png

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5 Febbraio 2007 – La comunità di Inkscape è lieta di annunciare
l’ultima versione del proprio software di disegno vettoriale. Inkscape
0.45 supporta ora il filtro SVG per la sfocatura gaussiana. Questo
filtro, sviluppato grazie al programma di sponsorizzazione del Google
Summer of Code, permette di sfuocare in maniera naturale e omogenea
qualsiasi oggetto in Inkscape, sia esso un testo, una forma,
un’immagine o quant’altro. In questa maniera è possibile raggiungere un
livello fotorealistico strabiliante per un’ampia gamma di effetti.

Sono presenti anche altre nuove caratteristiche, numerose migliorie e
varie correzioni di bug. I nuovi effetti sono molti, tra cui tutte le
estensioni che manipolano i colori o che decorano i tracciati con
motivi a scelta. Per una più gradevole esperienza di disegno è stata
riveduta la manipolazione dei gradienti e sono state migliorate le
performance generali ottenendo un guadagno in velocità globale del
2-3%, con punte di 5-10% per disegni che fanno largo uso di trasparenze
e gradienti radiali.

Download dei pacchetti per Linux, Windows e Mac OS X:

http://sourceforge.net/project/showfiles.php?group_id=93438

Per maggiori dettagli, fare riferimento alle note di rilascio per 0.45:

http://www.inkscape.org/cgi-bin/wiki.pl?ReleaseNotes045

Alcuni screenshot inviati dalla comunità di utenti:

http://www.inkscape.org/screenshots/

Informazioni su Inkscape

Inkscape è un programma open source per il disegno, simile a
Illustrator, Freehand e CorelDraw, che si basa sul formato standard
W3C “Scalable Vector Graphics” (SVG). Tra le caratteristiche
supportate da SVG vi sono le forme base, i tracciati, i testi, i
segnali, i cloni, le trasparenze, le trasformazioni, i gradienti e i
gruppi. Inkscape supporta inoltre i meta-dati Creative Commons, la
manipolazione dei nodi, i livelli, le operazioni complesse sui livelli,
i testi su tracciato e la modifica dell’XML SVG. Può importare da
diversi formati come EPS, PostScript, JPEG, PNG, BMP e
TIFF e esportare in PNG ed in altri formati vettoriali.

Lo scopo principale di Inkscape è quello di fornire alla comunità Open
Source uno strumento di disegno che rispetti pienamente gli standard
W3C XML, SVG e CSS2. Inoltre il piano di sviluppo prevede una
conversione del codice da C/Gtk a C++/Gtkmm, maggiore importanza
all’aggiunta di funzioni tramite il meccanismo delle estensioni e la
creazione di un processo di sviluppo aperto, collaborativo e orientato
alla comunità.

Il vero ed i sogni

«Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera…

L’ immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’ intorno non c’era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo…

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l’ anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati…

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero…

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”»

GucciniIl vecchio e il bambino