Partiamo dal presupposto che ho evitato il termine hacker perchè: 1) non penso di poter appartenere alla categoria 2) non voglio fare sensazionalismi. Noi che siamo sempre lì, ogni volta a protestare contro i brevetti software, ad ogni Linux Day a dare indicazioni a Tizio e a Caio, a contarci ad ogni raduno e vedere quale sarà la chicca dell’anno, chiamiamoci attivisti informatici, almeno per questa volta.
Ebbene, noi non abbiamo più posto nell’informatica attuale. Anche se siamo giovani, la nostra informatica è rimasta ancora in quel mondo regolato dalla logica degli operatori booleani, in cui non esiste il concetto del “forse” e dove vige il più rigido determinismo.
Ora aprite gli occhi e guardate cos’è ora il mondo informatico: ormai anche i bambini hanno imparato che quando qualcosa non funziona basta spegnere e riaccendere. “Perchè non funziona” è una curiosità innata che è passata di moda, vinta anche lei dal monopolio e dai soldi. Sapere “cosa non funziona” è diventato quasi un lusso, frastornati da inutili errori generici e da finestrelle vogliose di fare la spia ai grandi capi. Di “conoscere come rimediare” direi che è inutile parlare: sarebbe come affidare un’operazione a cuore aperto nelle mani di un malato di Parkinson.
Se anche voi vi trovate in queste condizioni di sconforto, fate l’unica cosa possibile: rassegnatevi. Questa informatica attuale non ha senso, inutile che cerchiate di darglielo. Dateglielo direttamente voi!